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Da Parma al Canada: il grande salto della cannabis EasyJoint

Tratto da: https://parma.repubblica.it/cronaca/2018/11/16/news/da_parma_al_canada_il_grande_salto_della_canapa_easyjoint-211793283/
Da Parma al Canada: il grande salto della cannabis EasyJoint

Il fondo di investimento Lgc Capital investe 4,8 milioni nell’azienda parmigiana

Il fondo di investimento internazionale Lgc Capital di Toronto è entrato in EasyJoint, società attiva nel settore della cannabis light made in Italy fondata dal parmigiano Luca Marola.

Lgc Capital ha sborsato 4,8 milioni di euro per il 47% di EasyJoint. Si tratta (fra contanti e azioni) del più grande investimento mai avvenuto nel settore della cannabis light e della canapa italiana.

“La trattativa è iniziata a marzo e si è conclusa sabato scorso con l’ingresso di una realtà importante nel mercato italiano. Stiamo lavorando anche per portare i negozi in Canada” conferma Marola.

Che adesso pensa al mercato della cannabis terapeutica, con un alto valore di Thc. Easyjoint conta circa 450 punti vendita e negli ultimi 10 mesi ha registrato un volume di vendite di circa 4 milioni di euro a conferma del boom del settore.

In Italia, tuttavia, dopo il provvedimento del precedente Governo sul riconoscimentpo della produzione e del commercio della arijuana light, il rischio è che parte del Governo faccia un passo indietro.

John McMullen, ceo di Lgc Capital: “EasyJoint rappresenta una opportunità di investimento significativa per noi. E l’Italia, con una popolazione di 60milioni di abitanti, è uno dei mercati chiave in Europa”.

L’avventura imprenditoriale di Marola è iniziata a Parma 18 anni fa con il negozio Canapaio Ducale: “È stato uno dei pionieri del fenomeno dei grow shop in Italia. Aprendo nel settembre del 2002 siamo uno tra i più antichi negozi di settore ancora in attività. Il mercato della cannabis light, i fiori di canapa a basso contenuto di Thc, è nato proprio a Parma e nel Canapaio Ducale”.

“Grazie all’esperienza quasi ventennale e alla conoscenza del settore – ha raccontato a Repubblica Parma – abbiamo concepito un prodotto che è, dopo 14 mesi dal lancio, rivoluzionario. Con la cannabis light abbiamo creato un fenomeno sociale, di costume, mediatico, agricolo, commerciale e imprenditoriale gigantesco. EasyJoint, il nostro marchio di cannabis light, che ha sede a Parma, sta compiendo una rivoluzione culturale impensabile fino all’anno scorso. E tutto questo serve a preparare l’opinione pubblica all’auspicabile legalizzazione e regolamentazione della cannabis. Come è avvenuto già in molti stati Usa ed Uruguay e come in Canada”.

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Una circolare del ministro Salvini bandisce la Cannabis Light con THC oltre lo 0,5%

 

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Quindi è da sequestrare la Cannabis Light che non risponda al requisito appena stabilito ed è da trattare come stupefacente. Il tutto con precise responsabilità da addossare a chi la dovesse commercializzare materiale con principio psicotropo THC oltre la soglia indicata. È un vero e proprio vademecum per le Forze dell’Ordine espresso in una circolare del ministero dell’Interno dove il capo dicastero Matteo Salvini bandisce la Cannabis Light con THC oltre lo 0,5% etichettandola come stupefacente.

Un provvedimento emanato il 31 agosto ma reso pubblico solo l’11 settembre e che potrebbe stare alla base anche della rinnovata ondata di controlli operate dalle forze di polizia.

Anche se c’è da considerare che proprio all’esplodere del fenomeno Cannabis Light-Legale, polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno amplificato le loro azioni per comprendere appieno cosa fosse coltivato e venduto sotto quella etichettatura e con la temporanea dicitura “uso tecnico”.

Purtroppo le “zone grigie” lasciate dalla Norma oggi lasciano troppo spazio all’interpretazione di molti passaggi, da qui anche l’alzarsi del polverone e delle azioni.

Sequestri numerosi in quest’ultimo anno, conclusisi praticamente sempre con assoluzioni, come specificato da Luca Marola fondatore di EasyJoint.

Casi-esempi citati anche nella lista delle azioni di controllo e sequestri inserita nella stessa circolare ministeriale, ne compaiono alcuni in cui le analisi hanno evidenziato valori superiori a quanto adesso indicato nella circolare (0,58% di THC in 18,2 chili di infiorescenze sequestrate l’8 febbraio a Ponte Chiasso, vicino al valico autostradale Como-Brogeda: materiale dichiarato sotto profilo tecnico amministrativo come non commercializzabile “ricadendo anche se solo formalmente nella definizione del D.P.R. 309/90“).

Da considerare che la norma italiana stabilisce la concentrazione di THC a un massimo dello 0,5% oltre il quale la cannabis deve essere considerata alla stregua di un qualsiasi altro stupefacente.

Gli esempi elencati in circolare sono dieci e in uno viene menzionato l’episodio del 30 marzo 2018 ad Avellino: sequestro di 2,6 chili di infiorescenze suddivise in bustine all’interno di un’azienda di commercializzazione. La titolare del negozio è stata denunciata per violazione dell’articolo 15, commi 5 e 82 del testo unico 309/90. Secondo quali presupposti?Come scritto dal ministero riportando il rapporto del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Avellino, la legge 242/2016 disciplinerebbe “esclusivamente la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa e non già la libera commercializzazione delle infiorescenze della stessa, anche se risultino contenere un principio attivo in linea con quanto stabilito dal legislatore.

La legge 242 prescrive come limite per la concentrazione di THC la soglia dello 0,2%, ma (semplificando il concetto) questo viene innalzato fino allo 0,6% per non addossare alcuna responsabilità al coltivatore-canapicoltore dovuta a processi naturali di coltura (quindi, non per consentire la commercializzazione del prodotto).

Sul contenuto della circolare con la quale Salvini bandisce la Cannabis Light con THC oltre lo 0,5%

L’impostazione più restrittiva viene appunto applicata proprio all’intero comparto del commercio che ha a che fare con la Cannabis Light-Legale, quindi dai grossisti ai negozianti. Pugno duro sul prodotto che non dovesse rispettare i limiti e, ancora di più, non dovesse derivare da varietà di Canapa industriale certificate secondo l’apposito catalogo europeo. In questi due casi deve essere considerata come stupefacente e applicato quanto previsto dal testo unico 309/90.

Sanzioni da far rientrare in quella che è la normativa antidroga.

Quelli che la circolare evidenzia sono in particolar modo quei casi in cui i prodotti vengono venduti per essere fumati o dove sia facile questo equivoco, tanto che il testo sottolinea come l’infiorescenza non può essere piazzata sul mercato “per consumo personale attraverso il fumo o altra analoga modalità di assunzione.

Non si parla solo di infiorescenze, ma anche di oli e resine e qualsiasi altro prodotto derivato dalle prime.

Secondo il dispositivo emanato dal Viminale, le infiorescenze della canapa con concentrazione superiore allo 0,5% rientrano tra le sostanze stupefacenti. Le forze dell’ordine possono procedere al sequestro “sulla base dell’esito positivo del narcotest”.

Per i commercianti, oltre al naturale sequestro della merce, è prevista la denuncia a piede libero. In aggiunta è stata disposta anche la segnalazione al Prefetto dei consumatori, coloro che vengono trovati nei negozi ad acquistare Cannabis Light o trovati anche fuori con questo prodotto.

Le reazioni

Quel che adesso sta accadendo spinge le diverse realtà del settore a chiedere urgentemente un incontro con i vertici dello stato e i capi dicastero coinvolti per competenza.

“Auspichiamo un incontro da cui possano nascere delle linee guida su produzione e messa in commercio delle infiorescenze – ha detto a La StampaBenedetto Croce, presidente di FederCanapa – Fenomeno che per l’intero settore agricolo è oggi vitale ossigeno”.

“Bene risolvere il problema del fumo – ha sottolineato Margherita Baravalle, presidente di Assocanapa – ma si deve affrontare subito il problema degli altri prodotti, come alimenti, cosmetici e oli”.

Tratto da http://www.canapaoggi.it/2018/09/12/una-circolare-del-ministro-salvini-etichetta-come-stupefacente-la-cannabis-light-con-thc-oltre-lo-05/, visitato il 2 novembre 2018

Canapa, Gary Snyder

snyder

 

a Michael Aldritch

Strisce di ghiaia, argini di fiumi, squarci

dei ghiacciai,

morena sanata e nutrita –

alte piante di canapa seguivano l’uomo

letamaio       ammasso      cespugli tagliati per fare strada

per legare le some e alleggerire la mente

i Mori di Spagna, dalla Spagna

nel letame di cavalli

e nella paglia, attraverso il mare

e su, dal Messico

una bianca nuvola sottile, assai lontana.

ci sediamo e aspettiamo, per giorni,

e preghiamo per la pioggia.

 

Tratto da “L’isola della tartaruga”, Nuovi Equilibri, 2004

Cannabis terapeutica: funziona ma non si trova

Cannabis Terapeutica in stabilimento

Aiuta chi ha cefalee, dolori, inappetenza. Mentre in California è del tutto liberalizzata, in Italia la marijuana per uso curativo scarseggia.

di Anna Alberti su Marie Claire del 19 febbraio 2018

Cannabis. È l’ingrediente che non ti aspetti. La canapa tessile – o cannabis sativa – si trova persino nelle praline di cioccolato e nel gelato, nelle tisane, nell’alimentazione gluten free e vegan. Ma anche nel design, nei cosmetici, nella bioplastica per stampanti in 3D, nella bioedilizia. Bandita dall’agricoltura nostrana dal primo dopoguerra, si è presa la sua rivincita e oggi è una coltivazione sostenuta dal ministero delle Politiche agricole. Un business a più zeri, celebrato da Canapa Mundi, prima edizione internazionale di una fiera già popolarissima (dal 16 al 18 febbraio al PalaCavicchi di Roma). L’occasione per rilanciare con una tavola rotonda le ragioni della cannabis terapeutica – sì, la marijuana o cannabis indica, appena legalizzata in California anche per uso ricreativo dopo altri otto stati americani – che le associazioni antiproibizioniste italiane chiedono di liberalizzare completamente.

In farmacia «In Italia i cannabinoidi si comprano già in farmacia con ricetta medica, e in dodici regioni sono erogati dal Servizio sanitario nazionale. Così di fatto i malati italiani che la utilizzano come antidolorifico non sono tutti uguali. In più il prodotto scarseggia», spiega l’ex senatore Marco Perduca, dell’Associazione Luca Coscioni, che con l’avvocato Filomena Gallo ha appena pubblicato Proibisco Ergo Sum (Fandango). «Per questo servono regole più uniformi sull’approvvigionamento e le modalità di cura gratuita, oltre che maggiore formazione medica. Contavamo sulla legge nazionale già approvata alla Camera, ma per un soffio non è approdata al Senato nell’ultimo scorcio di 
legislatura. Per assicurare la continuità terapeutica il governo ha inserito nel decretone fiscale stanziamenti di un milione e 600mila euro per produrre infiorescenze nell’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze e di 700mila euro per prodotti importati. Cifre insufficienti al fabbisogno dei malati in crisi per mancanza di approvvigionamento».

Marijuana come sollievo. Lo ha sperimentato sulla sua pelle Elisabetta Biavati, instancabile animatrice della community #conlacannabismicuro, affetta da una rara forma di neuropatia con crisi epilettiche resistenti ai farmaci convenzionali. «Per me i cannabinoidi sono una salvezza, mi tolgono tremori e spasmi. Ma negli ultimi mesi non ho potuto curarmi, in farmacia non se ne trova più. Sono allo stremo, faccio fatica anche a deglutire: dall’estate scorsa ho perso 13 chili. Nemmeno gli ospedali sanno dove rifornirsi. Probabilmente per una grave sottovalutazione del fabbisogno da parte del ministero. Ma non voglio rassegnarmi al mercato illegale». Di storie come la sua il web è pieno (vedi i social dei gruppi #dirittodicura #comitatopazienticannabis­medica e il sito  pazienticannabismedica). Solo la punta d’iceberg di un gran numero di malati che dalla marijuana riescono a trarre un sollievo documentato. Come confermano medici e ricercatori.

Parlano i medici che la prescrivono «Quando nel 2013 uscì in Toscana la prima legge regionale sulla cannabis ero primario all’ospedale di Pisa. All’inizio ero scettico», ammette Paolo Poli, presidente di Sirca, Società Italiana di Ricerca sulla Cannabis, che attualmente dirige il reparto di Terapia del dolore del Gruppo ospedaliero San Donato di Como e Monza.

«Oggi, con oltre 3mila persone trattate, sono convinto che i cannabinoidi siano una buona alternativa per chi non risponde ad altre medicine in casi di dolore irriducibile, problemi cronici del sistema nervoso centrale – dalle cefalee ad alcune forme di epilessia ai tremori del Parkinson – oltre che per forme reumatiche autoimmuni, sla, fibromialgia, lesioni midollari, inappetenza da chemio. Attenzione, non stiamo dicendo che le patologie guariscono, ma che la qualità della vita migliora. L’ho visto anche nei piccoli con epilessia: un bimbo è passato da 20 attacchi al giorno a 20 in tre mesi. Il problema è che mancano studi ben fatti, uno degli obiettivi della nostra società scientifica. L’altro tema, gravissimo per chi sta male, è che le forniture legali sono troppo irregolari». Una storia recente, quella della cannabis terapeutica italiana. Se i medici sono stati autorizzati sin dal 2007 a prescrivere cannabinoidi preparati in farmacia, la vendita di prodotti importati (soprattutto dall’Olanda) è stata regolamentata dal 2013. E dati i costi, dal 2016 i ministeri di Salute e Difesa hanno avviato una produzione all’Istituto Farmaceutico Militare.

Cresce a Firenze la marijuana Made in Italy «Nelle nostre serre coltiviamo le talee con metodi rigorosi e le trasformiamo seguendo i rigidi protocolli dell’Agenzia italiana del farmaco», spiega il colonnello Antonio Medica, direttore dell’Istituto Farmaceutico Militare con sede a Firenze. «Dal 2017 abbiamo distribuito nelle farmacie circa 100 kg di infiorescenze acquistabili a 9 euro, contro i 30-40 euro del passato. Assicurando a pazienti e medici un prodotto standardizzato e di alta qualità. Per ora lavoriamo con tre serre: in ciascuna si coltivano dalle 100 alle 120 piante, che assicurano cinque o sei raccolti l’anno, ma contiamo di raggiungere presto i 300 kg». E quando le infiorescenze sono pronte? «È il farmacista a trasformare il prodotto in olio da usare in gocce, o a suddividere le foglioline in “cartine” da 200 mg, utilizzabili in decotti o con un vaporizzatore». Si possono fumare? «Noi lo sconsigliamo, ed è vietato: il principio attivo si degrada ed è meno dosabile, senza contare i danni da combustione». Qual è il consumo medio? «Tra i 200 o 250 mg al giorno, ma dipende dal problema e dalla sensibilità individuale. Ad alcuni bastano 30 mg».

L’appello alla Lorenzin Ciò che è certo, è che una volta trovata una soluzione al dolore nessuno vuole più rinunciarvi. Per questo le richieste al ministro della Salute Beatrice Lorenzin per liberalizzare l’autoproduzione – tuttora vietata – si stanno moltiplicando (qui l’ultimo appello, promosso da un gruppo di 16 associazioni). E c’è già chi sogna la Catalogna, dove gruppi di pazienti hanno organizzato azioni di disobbedienza civile con coltivazioni a cielo aperto. Tutti denunciati. E poi assolti.

Da sapere:

2007 È l’anno in cui la cannabis sativa indica, o marijuana, viene legalizzata In Italia a scopo terapeutico (su prescrizione medica).
La farmacia è l’unico luogo autorizzato alla preparazione di cannabinoidi galenici e alla vendita di prodotti d’importazione  come Bedrocan, Bediol, Bedrobinol, Bedrolite, Bedica, Sativex.
FM-2 Si chiama così la cannabis made in Italy (con tetraidro-cannabinolo tra 5 e 8% e cannabidiolo tra 7,5 e 12%). Viene prodotta dall’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze.

Tratto da: https://www.associazionelucacoscioni.it/notizie/rassegna-stampa/cannabis-terapeutica-funziona-non-si-trova/

A Roma torna Canapa Mundi, IV edizione dal 16 al 18 febbraio 2018

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DI  · PUBBLICATO  · AGGIORNATO 
Con grande anticipo ecco qui ad annunciare il ritorno della canapa nella classica manifestazione capitolina giunta alla sua quarta edizione. A Roma torna Canapa Mundi, dal 16 al 18 febbraio 2018, al PalaCavicchi, manifestazione che si arricchirà di eventi e muterà il suo aspetto (mappa completa a fine articolo).

Vi racconto la rivoluzione della mia marijuana legale in Italia

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Luca Marola, titolare di Easyjoint, racconta a TPI del successo della vendita della canapa a basso contenuto di Thc e totalmente legale

20 Mag. 2017  

Si chiama EasyJoint e nel giro di pochi giorni diventerà una srl: è la società con la quale Luca Marola, il titolare, ha dato il via al commercio della marijuana legale in Italia.

Il nome della varietà di canapa è “Eletta Campana” ed ha un valore di Thc (tetraidrocannabinolo, principio psicoattivo della marijuana) inferiore allo 0,6 per cento, il limite massimo consentito dalla legge.

“Abbiamo presentato il prodotto alla fiera internazionale della canapa a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, la nostra canapa è stata eletta miglior prodotto novità della fiera. Abbiamo deciso di riproporre al mercato una varietà di canapa sativa già usata in Italia fino agli anni Trenta”, ha spiegato Marola a TPI.

“Abbiamo messo in vendita la canapa online sulla nostra piattaforma per 10 ore”, ha proseguito Marola, “ricevendo un ordine ogni 30 secondi, abbiamo dovuto chiudere ben presto le vendite per ora, in attesa di strutturare un sistema in grado di reggere le richieste”.

Luca Marola si occupa di legalizzazione e comunicazione da oltre 15 anni, la vendita della canapa legale per lui non è solo una questione di commercio, ma una battaglia politica e civile.

(L’articolo continua dopo l’immagine. Credit: Facebook Luca Marola)

“Ho scritto libri e mi sono sempre battuto per legalizzare la canapa accanto al partito dei Radicali. Non avevo sinceramente ipotizzato che il risvolto commerciale potesse essere così imponente. Stiamo rifornendo tutti i drug shop italiani con i quali collaboriamo e crediamo che per arrivare a una regolarizzazione della cannabis sia necessario passare per la normalizzazione del consumo”, ha spiegato Marola.

Il numero di richieste giunte sulla piattaforma, al netto dell’ondata proveniente dall’ “effetto moda”, restituisce un dato interessante che potrebbe – sul lungo periodo – offrire un modello sul quale ragionare.

“Volevo che ci fosse un’esperienza plastica di ciò che potrebbe accadere se la cannabis venisse legalizzata. Mancava un episodio che replicasse in piccolo una vaga idea di quello che potrebbe succedere se questo business venisse tolto dalle mani delle mafie. Se le richieste dovessero restare consistenti nel tempo avremo un massa critica che potrà darci la misura dell’entità del fenomeno e farci riflettere sul fallimento del proibizionismo”.

Eletta Campana ha un contenuto di Thc inferiore ai limiti di legge e un alto valore (fino al 4 per cento) di cannabidiolo, principio contenuto nella cannabis che non ha effetti psicoattivi, ma sedativi.

L’azienda non dà indicazioni su come consumare il prodotto, l’aroma e il gusto sono molto simili alla cannabis con contenuto di Thc più elevato.

“Non è un prodotto da fumo e non lo presentiamo come tale, come ultimo aspetto abbiamo scelto per evitare equivoci di non darlo alle tabaccherie, la definizione è ‘prodotto ad uso tecnico per prima trasformazione’. D’altra parte notiamo come la maggior parte delle persone la usi per fumarla, perché c’è un alto livello di soddisfazione”, ha però specificato Marola.

Con questo prodotto Luca spera di lanciare un segnale forte: “Non è uno stupefacente, tra tutti tipi di canapa industriale che c’erano abbiamo individuato quella migliore, rispetto ai dati logistici. Un prodotto esclusivamente coltivato in Italia”, ha aggiunto.

“Cerchiamo di insegnare un modello diverso di attivismo contro il proibizionismo, lo condividiamo con la società, sono poche le persone e le organizzazioni che si applicano cercando di trovare forme diverse di protesta. Abbiamo dovuto inventarci un prodotto per fare antiproibizionismo, ma vogliamo far uscire dall’anonimato le migliaia di persone che coltivano marijuana illegalmente per sottrarla alle mafie. Ci auguriamo che queste persone possano farlo liberamente, anche per aiutare chi ne necessita per scopi medici”, ha aggiunto Marola.

ilcanapaio indoor

Tratto da: https://www.tpi.it/2017/05/20/easyjoint-vendita-canapa-marijuana-legale-italia/